Voglia di Cinema

Omaggio a Kirk Douglas: la rabbia lucida e la poesia di "Orizzonti di gloria"

Kirk Douglas non c’è più. A 103 se ne è andato uno dei giganti della storia di Hollywood, un attore che ha segnato la storia e un uomo che ha combattuto per le cause nobili in cui credeva fino a essere premiato per meriti civili dal presidente degli Stati Uniti. Per ricordarlo vi proponiamo l’analisi della sua recitazione in Orizzonti di Gloria di Stanley Kubrick. E’ un film a cui Douglas teneva molto: un lucido grido di rabbia e di protesta contro la guerra e più in generale contro l’ipocrisia, il cinismo e la mancanza di pietà degli uomini. Un capolavoro antimilitarista in cui Douglas ha dato il meglio, memore della sua partecipazione a una guerra vera: per tre anni ha combattuto nel Pacifico durante la Seconda Guerra mondiale rimanendo anche ferito. Proprio perché ha vissuto sulla propria pelle la guerra (dimostrando di essere comunque un valoroso), Douglas voleva denunciarne l’insensatezza

AVVERTENZA Contiene spoiler. E’ un film vecchio e probabilmente l’avete visto, se non l’avete mai visto tenete conto dell’avvertenza...e guardatelo! Va visto....

PREMESSA Il finale originale di Orizzonti di gloria doveva essere consolatorio col generale che sospende in extremis l’esecuzione tra il sollievo generale. Una scelta commerciale: Kubrick era a inizio carriera e aveva bisogno di soldi, il pubblico amava il lieto fine. Douglas non volle sentire ragioni: niente lieto fine, amara realtà senza sconti

POSTILLA Il film si basa su fatti avvenuti: in circostanze diverse ma durante la prima guerra mondiale le esecuzioni per codardia, in diversi casi del tutto ingiustificate, ci furono

IL FILM Francia, Prima Guerra Mondiale. Il colonnello Dax, Kirk Douglas, comanda un importante reparto. E’ un uomo di valori: onesto, sincero, compassionevole. Non ama la guerra, è evidente, ma fa il proprio dovere rispettando le regole. Il generale Mireau, suo superiore, ha sete di carriera. Vuole vincere, ma più per amore di se stesso e voglia di gloria che per amore di patria. Ad ogni modo è pronto a tutto pur di vincere: i soldati sono solo pedine da sacrificare per i suoi scopi. Mireau decide di prendere il formicaio. E’ una posizione tenuta dal nemico, praticamente inaccessibile

Per prenderla il sacrificio di uomini è enorme. Dax ne parla con Mireau e quindi inizia a emergere il rapporto fra i due. Mireau stima Dax come ufficiale, Dax non stima per nulla Mireau come uomo. Mireau pianifica l’attacco e snocciola le sue previsioni statistiche sulle perdite (ben oltre la metà degli uomini). Lo fa parlandone come un imprenditore che pianifica le spese mensili: non c’è umanità, non c’è un briciolo di compassione per i suoi sottoposti. Dax è disgustato e quando Mireau fa appello al suo patriottismo lo definisce “l’ultimo rifugio delle canaglie”. C’è tensione fra i due ma Mireau ha bisogno di Dax e delle sue abilità di ufficiale

L’attacco ha luogo. Mireau non partecipa: ordina, sacrifica uomini come pedine, intende trarne profitto, ma non va in prima linea. Tocca agli altri, tocca a Dax. Il colonnello passa in rassegna le truppe prima di un assalto che in realtà Dax sa bene non avere speranze: non solo è un massacro, ma è un massacro inutile, frutto solo delle folli voglie di un generale senza scrupoli. Prima di attaccare, Kubrick mostra Dax che passa in rassegna i suoi uomini. E’ una scena memorabile. Dax viene inquadrato in primo piano mentre passeggia deciso, desideroso di dare forza morale ai suoi uomini, ma anche con lo sguardo corroso da chi si sente colpevole. Sarà lui a guidarli verso la morte e Dax si sente colpevole. Tutto intorno esplodono già i colpi della artiglieria nemica e gli uomini nella trincea non parlano, non hanno sguardi fieri e voglia di eroismo. Sono uomini comuni chiamati dalla patria a combattere e morire, lo fanno per senso del dovere ma hanno paura, sono sbigottiti e terrorizzati. I rumori forti e sibilanti, lo sguardo di Dax carico di significati, le pose degli uomini quasi raggomitolati su se stessi: lo sconvolgimento della guerra è reso in modo magistrale

Gli uomini partono all’attacco ed è un massacro come previsto. Dax sta davanti a tutti: non vuole la guerra, non vuole l’attacco, ha a cuore i suoi uomini ma fa il suo dovere, non è un codardo ma un uomo pieno di valori e preferisce esporsi cercando di fare del suo meglio per i suoi uomini. Quasi cerca la morte come forma di espiazione per il senso di colpa e di impotenza che prova di fronte a una ingiustizia evidente. L’attacco fallisce e di fronte al bagno di sangue alcuni reparti tardano a uscire dalla trincea. Il generale Mireau, furioso, dà addirittura ordine di sparare sui propri soldati, accusati di codardia (mentre lui sta comodamente nel suo ufficio) dimostrando il più totale disprezzo per la vita umana. Il responsabile della postazione di artiglieria rifiuta pretendendo l’ordine scritto che non arriva perché l’attacco fallisce prima

Mireau, furioso, scarica sui suoi uomini ogni colpa chiedendone la punizione per codardia ai superiori.
Vorrebbe addirittura farne fucilare 100, alla fine ne vengono scelti tre. Le modalità di scelta confermano l’ipocrisia, l’ingiustizia, la crudeltà del destino non solo della guerra ma dell’uomo in generale, nella visione cinica e amara della filmografia kubrickiana in cui la violenza è vista come connaturata all’uomo. Vengono scelti infatti un soldato colpevole di essere considerato asociale dagli altri, un diverso diciamo, un soldato già premiato per il suo eroismo ma che ha la sfortuna di essere sorteggiato e un soldato che ha assistito all’omicidio di un commilitone ad opera del suo ufficiale e che per questo motivo viene prescelto proprio dall’ufficiale (un alcolizzato e lui si un codardo che in questo modo elimina uno scomodo testimone). Non c’è nulla di giusto, nulla di morale, nulla di valoroso: si rispettano ordini e regolamenti ma è la copertura di una ingiustizia priva di senso di umanità

Dax prende in carico la difesa dei tre. Fa del suo meglio, organizza la strategia di difesa, cerca di portare testimonianze. Il processo, formalmente corretto, è però una farsa. E’ deciso sin dall’inizio, non c’è scampo per gli imputati. Dax lo sa ma nonostante questo fa del suo meglio, non rinuncia mai, ci prova con stoico impegno per cercare di rendere giustizia ai malcapitati e di fronte all’evidenza di un processo ingiusto (sommario, veloce, senza che gli siano consentiti tutti i mezzi di difesa), Dax alla fine si appella alla pietà della giuria confidando in una scelta di umanità

Non c’è però nessuna umanità e la sentenza è di morte. I tre sono nel braccio della morte e ricevono la visita del prete. Anche per la religione il giudizio è durissimo: non c’è nessuna visione consolatoria, l’azione del prete appare formale e priva di vera sostanza, una liturgia vuota come è stato il processo, tanto che uno dei soldati rifiuta la ritualità e attacca il prete. Si accende una rissa e uno dei soldati resta ferito

Dax vorrebbe almeno il rinvio della esecuzione ma nemmeno di fronte a un uomo ferito e in barella c’è pietà, l’esecuzione si farà nei tempi stabiliti, negando di fatto anche la dignità al condannato

A questo punto Dax scopre che il generale Mireau aveva dato l’ordine di sparare sui suoi stessi uomini e va a informare il generale Broulard, il superiore, portando le prove. In questo modo si chiarisce la spietatezza di Mireau che ha anche violato il regolamento: è evidente che vuole l’esecuzione solo per scaricare sui soldati ogni colpa. Dax spera quindi che l’esecuzione venga sospesa ma Broulard non interviene. I tre soldati vengono uccisi come previsto dal plotone di esecuzione. Una enorme ingiustizia si compie. Il generale Broulard non è intervenuto perché ritiene che l’esecuzione galvanizzi le truppe:”niente dà più morale che vedere morire altri uomini”. Broulard rivela di condividere la stessa mentalità di Mireau: è un uomo più controllato, intelligente e razionale dell’impulsivo Mireau ma il suo cinismo e la sua ipocrisia sono le stesse....

A questo punto c’è la scena più importante di Dax: il colonnello si incontra con i due generali e Broulard comunica a Mireau che sarà sottoposto a processo per aver dato ordine di sparare ai suoi uomini. Mireau scandalizzato scarica la sua rabbia accusando Dax di tradimento nei suoi confronti e se ne va. Qui c’è il dialogo più importante del film: Broulard infatti propone una promozione a Dax. Per tutta la vicenda ha pensato infatti che Dax difendesse i suoi uomini e cercasse di salvarli non per senso di umanità e di giustizia ma per incastrare Mireau e prenderne il posto. Dax, che non ha mai perso il controllo sinora, resta sorpreso e con le lacrime agli occhi rifiuta il posto. Non solo: a costo di rischiare una corte marziale per insubordinazione sfoga tutta la sua disistima per Broulard dicendogli “io posso essere tante cose ma non il vostro ragazzo” (definizione data da Broulard a Dax), chiedendogli scusa in modo ironico per non avere espresso prima i suoi sentimenti, dicendogli che la promozione “potrei suggerirvi dove metterla”, dicendogli che è “un sadico vecchio uomo”. Di fronte alla totale mancanza di umanità di Broulard, Dax non resiste più. Mireau come detto era spietato, calcolatore, arrivista ma anche impulsivo. Broulard non lo stima per questo ma è anche peggio: razionale, intelligente, freddo. Gioca a scacchi con le persone: non ha esitato a far fucilare soldati innocenti sapendo che erano innocenti, la sua razionalità lo rende anche più colpevole rispetto all’irruenza di Mireau, sa benissimo cosa fa....pensava che Dax fosse come lui e questo offende Dax ancora di più. Broulard gli dice “siete un idealista, vi compatisco”. Dax invece è orgoglioso di essere un idealista, l’unico modo di restare umano fino in fondo...

Per tutto il film Kubrick ha rappresentato lo “sporco sotto il tappeto” della società. I generali si muovono in palazzi arredati finemente e ricchi, ballano e tengono ricevimenti, mangiano prelibatezze e prendono il tè mentre decidono della vita di uomini obbligati alla dura vita di trincea e costretti a sacrificarsi per la patria o magari per le ambizioni politiche di un ufficiale. Questo contrasto emerge nello scontro fra Broulard e Dax che esprime tutto il suo disgusto

L’ultima scena del film e poi una delle più poetiche dell’intera storia del cinema. Dax torna dai suoi uomini per riprendere il suo ruolo con tanta tanta amarezza ma anche senso del dovere. Durante una pausa dei combattimenti gli uomini sono in una osteria e viene presentata loro una ragazza nemica prigioniera. E’ impaurita, in lacrime, confusa. I soldati la prendono in giro, la insultano. Sfogano la rabbia verso il nemico in modo comprensibile ma ingiusto. Alla ragazza però viene chiesto di cantare. Ha una voce dolce, una intonazione calda e morbida: canta fra le lacrime, canta singhiozzando una canzone d’amore e di pace, quell’amore e quella pace che sia lei che i soldati vorrebbero. Il canto, quel meraviglioso canto, getta un ponte tra la ragazza e i soldati che per un momento si ricordano di essere uomini e di avere gli stessi desideri della ragazza. I soldati si uniscono al canto della ragazza, che ha recuperato ai loro occhi la sua dimensione di umanità. E’ un momento consolatorio per Dax che concede qualche minuto in più alla sua truppa. Solo qualche minuto però, perché poi bisogna tornare a combattere: la guerra, con le sue ingiustizie, non aspetta...

Siamo stati lunghi, è vero, ma la passione con cui Kirk Douglas ha recitato cercando di mettere in luce le nefandezze della guerra merita qualche parola in più: Douglas come detto in principio è stato in guerra, sapeva di cosa parlava...

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