L'istituzione ci obbliga ad avere un rapporto e in qualche modo ci avvicina, pur restando distanti. "Ariaferma" (un luogo dove l'aria non si muove e tutto sembra scorrere sempre uguale, eppur qualcosa si muove) è uno dei film italiani più interessanti degli ultimi anni, grazie anche alla abilità indiscussa dei due attori, Toni Servillo e Silvio Orlando. I personaggi che interpretano, il detenuto Lagioia e il secondino Gargiulo, sono agli antipodi per esperienza personale e valori rappresentati eppure c'è un legame fra loro e il carcere, che a modo suo è una "prigione" anche per le "guardie", che sono costrette a vivere secondo i ritmi scanditi da burocrazia, orari e procedure tipici del carcere, sviluppa questa relazione, li obbliga ad avvicinarsi pur non abbandonando mai la posizione di partenza (un detenuto resta un detenuto e una guardia resta una guardia).
Si tratta di una relazione complessa, piena di tensioni, di non detti che si esprimono nei gesti, negli sguardi, nelle azioni. I confini del loro rapporto si spostano continuamente senza mai sparire del tutto. Come spesso capita nella società e nel cinema italiano (anche in altre nazioni, ma da noi ha un valore ancora più speciale) il cibo diventa un elemento di connessione, un ponte che unisce ed elimina le differenze, come nella scena della cena "tutti insieme". Di fronte a una tavola imbandita proviamo tutti lo stesso piacere e ci uniamo tutti uguali, fosse anche solo per un breve momento. Le differenze però riemergono e resteranno fino alla fine: gettare un ponte fra le opposte sponde è complicato e difficoltoso.