Lo confesso, sono un grande ammiratore del Clint Eastwood regista (ma non penso di essere l’unico, o sbaglio?). Mi piace perché trovo carne e ricerca della verità nei suoi film.
Carne perché i suoi personaggi sono reali e come tutti i personaggi reali sono difficilmente classificabili in categorie manichee buoni/cattivi, sono contraddittori e in chiaroscuro come più o meno siamo quasi tutti noi
E c’è ricerca della verità perché i suoi film non fanno sconti, non ci sono soluzioni semplici, i personaggi devono affrontare situazioni reali in cui non ci sono scorciatoie. Niente ipocrisie.
Clint esplora spesso il tema della colpa e della redenzione e ci fa capire che la colpa, gli errori, il peso del passato accompagnano tutti noi: tutti noi sbagliamo e tutti noi abbiamo colpe, grandi e piccole.
Il passato ci accompagna, ci segue, non possiamo liberarcene, possiamo tentare di nasconderlo ma tornerà a bussare alla nostra porta perché l’unico modo di redimersi è affrontarlo e pagare il prezzo dei nostri errori, quale esso sia.
In Juror #2, l’ultimo film, questi temi ci sono tutti e ancora una volta emerge una sfiducia nel sistema, che è troppo burocratico e meccanico per risolvere i problemi. Sta alle persone farlo e in un solo modo: accettando di pagare il prezzo, che può essere minimo o enorme, ma non ci sono sconti, non ci sono alternative, non ci sono scorciatoie.
Un regista che è pieno di umanità (cerca verità e valore nei suoi personaggi) ma duro come la vita. Anzi, “spietato”...