Voglia di Letteratura

Dostoevskij e la costruzione abile e calcolata di un personaggio:“Il giocatore"

Fedor Dostoevskij è uno dei più grandi scrittori di ogni epoca, un uomo che con le sue opere ha trovato un posto nell'eternità dell'immaginario collettivo. La sua abilità descrittiva era impareggiabile, era capace di descrivere un personaggio, il suo mondo, la sua interiorità, come pochi altri nella storia.

Facciamo un esempio utilizzando “Il giocatore”, uno dei suoi libri di maggior successo. La storia inizialmente gira intorno a un gruppo di personaggi le cui vite sono bloccate nell'attesa, aspettano infatti una notizia che farebbe svoltare le loro esistenze: la morte della ricca nonna russa. Per vari motivi, le vite di tutti dipendono da questo evento che viene atteso spasmodicamente. Si trovano all’estero, in una cittadina che vive in osmosi col casinò locale, ma ogni giorno o quasi mandano telegrammi per sapere come sta la nonna. Ovviamente, è un comportamento ipocrita: fingono un interesse sincero ma non vedono l'ora che lasci questo mondo...

Per tutta la prima metà del romanzo, la nonna è una figura onnipresente ma anche misteriosa: di lei sappiamo che è russa, che è molto ricca, che è una nobildonna e che sta morendo. Non sappiamo altro. Improvvisamente, la sorpresa: la nonna non muore ma si presenta dai parenti, del tutto inattesa. Un grande colpo di scena che Dostoevskij racconta così:

Sul piano superiore dell'ampia scalinata dell'albergo, portata su per i gradini in poltrona e circondata da servi e domestiche e dal numeroso e ossequioso servitorame dell'albergo, in presenza dello stesso capocameriere, uscito ad accogliere l'alta ospite arrivata con tanto strepito e chiasso, con propria servitù e con tanti bauli e valigie, era assisa...la nonna! Sì, era lei, la terribile, ricca settantacinquenne Antonida Vasil'evna Taraseviceva proprietaria e signora moscovita, la babulinka, per la quale si mandavano e ricevevano telegrammi, che stava morendo e non era morta, e che tutt'a un tratto da sé, in persona propria, era comparsa da noi, come tegola sul capo.

Era comparsa, benché paralizzata nelle gambe, trasportata come sempre in tutti gli ultimi cinque anni, in una poltrona, ma, al suo solito, vivace, aggressiva, soddisfatta di sé, col busto eretto, gridando forte e imperiosamente, redarguendo tutti, be', esattamente tal quale avevo avuto l'onore di vederla due volte al giorno in cui mi ero allogato nella casa del generale come precettore. Era naturale che stessi dinanzi a lei come inebetito dalla meraviglia. E lei mi aveva ravvisato col suo sguardo linceo, mentre ero ancora a cento passi, mentre la portavano su in poltrona, mi aveva riconosciuto e mi aveva chiamato per nome e patronimico, che, al suo solito, aveva imparato una volta per sempre

Dostoevskij, con straordinaria maestria, ha costruito per pagine e pagine un personaggio senza farlo comparire direttamente, senza neppure parlarne nel dettaglio. Infatti, nonostante la nonna non compaia mai in prima persona, nonostante non si sappia quasi nulla della sua vita, i comportamenti degli altri personaggi ci disegnano un'idea mentale: ripetutamente vengono inviati telegrammi chiedendo se è scomparsa, insistentemente viene data come vicina alla morte, noi ci immaginiamo perciò una signora anziana nel letto di morte, debole e magari incosciente.

Lo scrittore invece, con un colpo di scena, ribalta non solo la trama ma anche l’immagine che ci siamo fatti della donna. E’ una donna forte, infatti, per nulla debole. Una donna che si muove con grande seguito di domestici, sicuramente ricca, ma soprattutto dal carattere autorevole. Lo capiamo soprattutto dai dettagli. Sono i dettagli infatti che ci fanno capire ed apprezzare persone e situazioni, che ci fanno intendere il loro modo di essere. Sono i dettagli che fanno la differenza.

La nonna ingenera ossequio nel personale dell’albergo, al punto che il capo cameriere le va incontro. E’ paralizzata eppure è “vivace, aggressiva, soddisfatta di sè, col busto eretto”. In poche parole un mondo intero: una donna di carattere, abituata a comandare (infatti grida, redarguisce, impone la propria presenza), che sa di essere importante, che non è affatto spenta. Quel busto eretto manifesta a un tratto il carattere, una volontà che non si spezza ma anche una educazione di alto livello che le ha determinato la postura da tenere. E’ una donna ricca e abituata a comandare, perfettamente in possesso delle sue capacità.

Se Dostoevskij l’avesse descritta così nelle prime righe del libro, non sarebbe stata la stessa cosa: l’entrata teatrale e inattesa, il contrasto fra l’immagine della nonna e la sua realtà, servono per esaltarne le caratteristiche e farci apprezzare ancora di più i lati del suo carattere. Come un fine giocatore di poker, Dostoevskij ha giocato col suo pubblico tenendo nascoste le sue carte, bluffando per poi calare di colpo la regina sul tavolo. La giocata di un maestro..

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