Voglia di Letteratura

Il raffinato e dolce canto nuziale di Saffo: la mela matura è anche più preziosa

“Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più alto;
la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla”
Traduzione di Salvatore Quasimodo
Questo breve componimento è un “epitalamio”, cioè un canto nuziale da leggere nella camera degli sposi, scritto da Saffo, la celeberrima poetessa di Lesbo, vissuta circa 2600 anni fa.
Saffo vuole celebrare il matrimonio di una donna non più giovane e con la sua raffinata abilità riesce in poche parole a tratteggiare la preziosità di un individuo, il suo valore inestimabile.
La donna in questione viene paragonata alla mela, frutto succoso ma anche simbolo dell’amore (lanciare una mela nell’antica Grecia era una dichiarazione amorosa). C’è di più: la parola greca che indica la mela può essere tradotta anche come mammella. Questo passaggio si perde nella traduzione ma permette di interpretare la donna come simbolo di amore passionale, la mela rossa, ma anche materno, la mammella. E’ amante e simbolo di maternità, la donna che si sta sposando.
Saffo previene la critica che si potrebbe muovere a una donna che si sposa in età avanzata:”hanno preferito altre”. No, giocando sulla ripetizione richiamata più volte di alto/alta Saffo ci dice che non era poco ambita, anzi era fuori portata dei corteggiatori, ci hanno provato ma non sono riusciti a conquistarla.
Nella traduzione in italiano sono solo 23 vocaboli: 23 vocaboli per tratteggiare una figura, una vita, una preziosità. Una donna ambita, carica di passione e senso materno, che non si è concessa a lungo e che per questo è anche più preziosa per il suo sposo.

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