Voglia di Letteratura

Il futuro (per noi il passato) secondo Jules:"Parigi nel ventesimo secolo" di Verne

Jules Verne è uno degli autori di maggior successo di ogni epoca ed ha affascinato intere generazioni, grazie fra le altre cose alla sua capacità di intuire il futuro.

“Parigi nel ventesimo secolo” è forse l’apice di questa sua capacità. Verne prova a descrivere Parigi nei primi anni sessanta del novecento: per lui si tratta di un futuro lontano, scrive infatti nel 1863, per noi del passato.

La descrizione è impressionante: con cento anni di anticipo Verne descrive un mondo in cui ci sono macchine che funzionano a benzina, grattacieli, ascensori, il femminismo con le donne in carriera, grandi ghetti con popolazione poco istruita, la musica elettronica, un sistema di comunicazione simile al fax. Tutto predetto con anni di anticipo.

Verne sbaglia ovviamente qualche previsione: si descrive un mondo senza guerre e nelle librerie esistono solo testi sulle tecnologie, poesia e arte sono state “uccise” dal progresso tecnologico.

Quando Verne presento il libro al suo editore gli fu risposto “potrai anche essere un profeta ma oggi la gente non ti crederebbe, pubblicalo fra venti anni”. Alla fine invece il libro non sarà pubblicato: ci vorrà un pronipote che ritroverà per caso le bozze nel 1989 e lo farà pubblicare nel 1994

Le curiosità sono molte ma la parte più interessante è la visione di Verne: il progresso tecnologico e la messa al centro degli affari come unico perno della propria esperienza nel mondo creano, nel suo libro, un mondo privo di anima, un mondo che annichilisce il protagonista. Verne è molto critico, ciò che descrive è affascinante ma non gli piace. Prevede un mondo piatto e senza emozioni in cui perfino la guerra è degna di rimpianto

Verne estremizza ma la polemica contro la troppa tecnologia e soprattutto contro la riduzione dell’uomo a una monade economica (in altre parole: considerare gli esseri umani solo per la loro capacità produttiva ed economica) è la più impressionante anticipazione di Verne: sono temi complessi e modernissimi, per uno scrittore del 1863 era più difficile prevedere questo che tutto il resto.

Verne non era un mago ma sapeva intuire con anticipo mostruoso la direzione della società: impressionante...

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