Voglia di Letteratura

"Cent'anni di solitudine": realismo e magia per affrescare l'uomo, sogni e debolezze

Raccontare la storia di un individuo, di una famiglia, significa narrarne i sogni, le aspirazioni, le paure, le debolezze. Usare questo prisma per raccontare la storia di una nazione, di un popolo, significa allargare il campo inserendo tematiche sociali, storiche, politiche.

Gabriel Garcia Marquez in “Cento anni di solitudine” ha scelto qualcosa di ancor più complicato e difficile: raccontare la storia di generazioni di individui, appartenenti tutti alla immaginaria famiglia Buendía, per creare una trama generazionale di una famiglia e al tempo stesso raccontare la storia di un paese, la Colombia, dalla storia tormentata, tutto però visto e filtrato da una angolazione fiabesca, magica, onirica (un modo anche per gestire il dolore delle tante ingiustizie della storia).

Influenzato dai racconti di infanzia di sua nonna, Garcia Marquez ha infatti deciso di fondere realtà e magia, storia e mito, creando una narrazione ambientata in una cittadina, Macondo, che non esiste ma che somiglia o può somigliare a tante cittadine della Colombia.

La vita di un individuo e di una famiglia diventa quindi simbolo di un paese ma anche simbolo di un mondo di tradizioni, credenze, leggende, che costituisce il fulcro e il cuore di un popolo dalla fervida fantasia ma alle prese con tanti problemi quotidiani.

Questo mondo è il centro della narrazione: per tutto il libro eventi e personaggi si susseguono a grande velocità e magari vengono liquidati in poche righe perché l’individuo è protagonista ma in quanto parte di un mondo più grande, di una storia più grande che si snoda nelle generazioni.

La scansione temporale viene alterata come nei film di Tarantino: si anticipano e posticipano eventi nella narrazione, il filo conduttore non è tanto la cronologia ma un senso di ricerca nostalgica e di creazione di illusioni che si mescolano a una magia e a un senso del mistero presentati come parte integrante della vita quotidiana dei personaggi, raccontata con un linguaggio raffinato che permette di indagarne l’intimità anche tramite gesti quotidiani

Il quadro che ne emerge è la ripetitività dei problemi, delle situazioni della vita di un popolo tormentato che affronta continuamente flagelli ma che trova sempre uno scopo da inseguire, un tentativo di evadere dai propri limiti, un modo per dare senso alla propria esistenza e affermare i propri valori.

C’è però un problema: tutti i personaggi inseguono obiettivi ma non riescono a emergere da una situazione di dolorosa fatalità, di incomprensione, di mancanza di solidarietà. C’è un sentimento malinconico incancellabile, il sentore di un fato che non si può fermare...

Le persone vivono, lottano, soffrono, ma sembrano condannate a una solitudine incancellabile e alla fine della storia la condanna diventerà una certezza

La vita è magia, aspirazioni e obiettivi, tormento e sofferenza, lutti e conflitti ma soprattutto, per Gabriel la vita è solitudine, una condizione che non si può sconfiggere mai del tutto perché l’incomunicabilità è la condizione dell’uomo

Macondo è un luogo di magia, un luogo mitico, un luogo epico, ma la sua morale è quanto di più quotidiano ci sia: l’uomo si batte e soffre, a volte vince e a volte perde, ma fatica terribilmente a farsi comprendere dagli altri...

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