“Cuore” di Edmondo De Amicis è forse uno dei romanzi più letti nella storia nazionale: generazioni e generazioni di ragazzi lo hanno avuto fra le mani, lo hanno letto e si sono abbeverati ai suoi valori. Si tratta di un’opera molto particolare. È figlia del suo tempo, come qualsiasi altro romanzo ma più di qualsiasi altro romanzo, intrisa di sentimenti patriottici di epoca risorgimentale, sentimentale e sentimentalista, a tratti zuccherosa (ma anche molto dolorosa).
Ha diviso i giudizi nel tempo: molta amata, ha subito parecchie critiche (famosa quella di Umberto Eco). Non piaceva alla chiesa perché la religione resta in secondo piano, non piaceva per l’eccessivo paternalismo verso le classi subalterne, non piaceva per gli eccessi di “buonismo” e di sentimento patriottico. Oggi sicuramente appare retorico, questo è indubbio, il mondo è cambiato e i linguaggi sono meno pomposi.
Eppure, ha punti di forza intramontabili. Vuole essere un libro educativo, che spinga i ragazzi verso l’amor di patria, il senso del rispetto, la disponibilità al sacrificio necessaria per ottenere risultati, con una scuola considerata luogo per forgiare una unità popolare trasversale. La spinta morale del romanzo a molti piace ancora oggi (forse più fra il pubblico che fra i critici letterari).
C’è un nucleo fondativo di “Cuore” che non ha mai perso il suo fascino e che lo mantiene vivo a distanza di tanto tempo, nonostante sia appunto un’opera molto legata al contesto in cui è nata. Non è un caso che se ne discuta molto ancora oggi, fra critici ed estimatori: è un romanzo che arriva da un’altra epoca ma riesce a “toccare” gli italiani del ventunesimo secolo.