"Delitto e castigo" è una miniera, una fonte inesauribile di perle, di spunti di riflessione sull'umana condizione. Katerina Ivanovna non è il personaggio fondamentale del romanzo ma ha un suo ruolo, una sua funzione: incarna la desolazione e il nostro bisogno di dignità anche nel baratro. Katerina proviene da una famiglia che le ha garantito una certa dose di benessere, un po’ di cultura e speranze nel futuro. Come spesso capita, però, ha commesso un errore fatale: ha sposato l'uomo sbagliato, Marmeladov. La sua vita è un disastro: lui è un problema e si beve letteralmente i pochi soldi disponibili, lei è malata (di quelle malattie che non lasciano scampo sul lungo periodo) e sull’orlo dell’esaurimento nervoso. Si sfoga sui figli, sua figlia maggiore è finita a fare la prostituta e lei ha accettato questa triste realtà senza reagire. Katerina litiga con facilità con sconosciuti e non, in bilico fra orgoglio residuo e nervi che cedono. In tutto ciò, trascorre le notti a lavare e rilavare gli abiti della famiglia: non hanno più ricambi ma lei “non poteva tollerare la sporcizia, preferiva piuttosto penare, sfiancarsi di notte, quando tutti dormivano, asciugare la biancheria sul filo, in modo che la mattina fosse pronta e pulita”. Quando sei a pezzi, quando tutto va male e la desolazione ti avvolge, hai bisogno di aggrapparti a qualcosa per conservare un equilibrio: la dignità nel vestire che probabilmente le avevano insegnato quando era piccola è ciò a cui si aggrappa Katerina, un barlume della vita che fu e che avrebbe voluto avere.Meglio sfiancarsi di lavoro, che perdere l’ultimo appiglio che ti lascia un senso di dignità