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Ricordo bene le emozioni che ho provato quando, adolescente, ho sfogliato per la prima volta le pagine di questo libro. “I ragazzi della via Pál” di Ferenc Molnár è uno dei romanzi dedicati a quel tempo difficile e affascinante che è l’adolescenza più conosciuti del mondo. Ha avuto un successo intergenerazionale e planetario.

Personalmente ho sempre pensato che la chiave del successo dell’opera di Molnár sia la sincerità e la capacità di uscire dai limiti spazio temporali, pur rispettandoli formalmente. Il mondo dei ragazzi che stanno crescendo è descritto per quello che è: un momento sospeso fra la dimensione infantile e la prima presa di coscienza della vita adulta, fra cattiverie e slanci di generosità, fra gesti ingenui e pericolosi e gesti eroici

È un romanzo dal sapore fortemente magiaro per ambientazione, atmosfere, descrizione della Budapest di Molnár (meravigliosa e dettagliata!). Eppure, è una storia che si presta a descrivere l’adolescenza in tutti i luoghi del mondo

Soprattutto, altro grande pregio, impietosamente non fa sconti. Il personaggio di Boka per me è un ottimo esempio. Saggio, serio, all’altezza delle situazioni, maturo. Sicuramente è un leader ed è il più maturo dei ragazzi. È però pur sempre solo un ragazzo e per diventare adulto deve sperimentare un’esperienza che purtroppo è necessaria, un passaggio ineludibile: la gestione del dolore.

È solo quando deve confrontarsi col dolore, quello vero, che diventa davvero adulto, fino in fondo. Molnár non gli fa sconti, lo mette a confronto con la brutalità della vita: un finale amaro ma proprio per questo così vero e così degno di un personaggio di spessore come Boka.