Voglia di Musica

"Tu chiamale se vuoi emozioni": il delicato canto dell'anima addolorata

Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza, come nel momento in cui amiamo

SIGMUND FREUD

"Tu chiamale se vuoi... emozioni" Lucio Battisti è il menestrello dell'amore, il narratore dell'intimità, il malinconico e poetico araldo dei sentimenti d'amore, spesso non corrisposti, della storia della canzone italiana. "Tu chiamale se vuoi... emozioni" è forse uno dei punti più alti della sua parabola artistica, una canzone che indaga la profondità del sentimento, dell'amore, della sofferenza di una persona che non riesce a farsi amare, a farsi corrispondere, a farsi capire. Un sentimento che tutti o quasi abbiamo provato prima o poi, un sentimento simbolo non solo dell'amore non corrisposto ma anche della solitudine dell'uomo che tante volte non sa farsi comprendere dai propri simili. La canzone, delicata e melodica, vive di metafore e allusioni. Non è un caso: il sentimento più profondo, la parte più recondita dell'io, non può essere narrata logicamente. Possiamo alludere a ciò che siamo nel profondo, presentarlo con parabole, visualizzarlo con immagini poetiche, ma chi di noi sa raccontare in modo razionale la propria anima?

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare

Subito Battisti parte con una visione meravigliosa della natura: un airone che vola su un fiume, una immagine che dà pace, che fa sognare, che rilassa. Una immagine ti permette di "ritrovarsi a volare" perché la natura nella sua intatta bellezza eleva la nostra anima al di sopra della sofferenza della vita di tutti i giorni, del dolore e della malinconia.

E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere

Il protagonista in questa beatitudine che scaturisce dalla natura si sdraia sull'erba... immaginate... un campo nella natura, un clima rilassato, silenzio... la situazione migliore per ascoltare... ma non i rumori, le voci, i suoni della natura... no... ascoltare il proprio io più intimo... e qui l'incanto si incrina... un sottile dispiacere... un male che viene da dentro... difficile da afferrare ma che si insinua inesorabile.

E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perché quando cade la tristezza
In fondo al cuore
Come la neve non fa rumore

Il quadro cambia ma l'ambientazione è sempre nella natura. E' notte, Lucio guarda una collina, scruta l'orizzonte, cercando il sole che tramonta... una immagine già più malinconica, meno serena... e qui nasce una domanda che incomincia a far capire lo stato d'animo di chi parla: "perché la tristezza quando cade non fa rumore come la neve?" ...ancora una volta una immagine della natura... ma stavolta tristissima... un dolore che cade in fondo al cuore e che è talmente profondo da non fare rumore... non fa rumore perché non è un trauma, non è un momento di dolore intenso ma che poi se ne va... è un dolore sottile che ti prende, ti avviluppa, cresce dentro di te inesorabile... tu lo senti ma non puoi fare nulla, nulla.

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Ora la situazione cambia. Non più natura ma "guidare come un pazzo a fari spenti nella notte" perché il dolore è così forte, così inestinguibile, così senza speranza da pensare che in fondo morire non sarebbe così male... Un dolore invincibile... un dolore che puoi provare ad afferrare perché senti che esiste... e qui per la prima volta questo dolore che potrebbe anche essere esistenziale, la malinconia insita nell'uomo, si traduce concretamente in un dolore amoroso perché "qualcosa che è dentro me ma nella mente tua non c'è"... io provo amore, un amore forte e intenso ma è una sensazione solo mia... la persona amata nemmeno percepisce l'esistenza e la profondità di questo sentimento... non c'è solo il rifiuto, c'è anche l'incomprensione, il non essere capiti.


Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni

E qui emerge la rabbia, una rabbia cieca e sorda... "capire tu non puoi" ...il rifiuto, l'incomprensione provocano rabbia, la sensazione di avere qualcosa di prezioso che non viene valorizzato a dovere da chi non sa capire.

Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede a un passo
Per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
Per ore ed ore
Per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa
Nascere un giorno una rosa rossa

Si torna alla natura ma ora la situazione è cambiata. Non c'è più la pace di inizio canzone, ora c'è una brughiera "dove non si vede a un passo", simbolo dello smarrimento di chi ama senza essere riamato, "parlar del più e del meno con un pescatore", uno dei tanti tentativi di distrarsi, di non pensare, perché pensare fa male... ma alla fine c'è anche una speranza, ma una speranza malinconica e triste, quella di chi ricopre una piantina verde sperando nasca una rosa rossa... un uomo che soffre e che spera che ciò che ha di prezioso, il proprio amore, possa un giorno dare i suoi frutti.

E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po' scortese
Sapendo che quel che brucia non son le offese
E chiudere gli occhi per fermare
Qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Lo smarrimento diventa rabbia:"Prendere a pugni un uomo perché è stato un po' scortese" ... "sapendo che quel che brucia non son le offese" ...quante volte quando siamo addolorati per amore ci sfoghiamo su chi non ha nulla a che vedere col nostro dolore... ma questo dolore non può trovare lenimento perché non sono le offese il problema... infatti quando chiudi gli occhi percepisce che ciò che tu provi lo provi solo tu.

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni

In tutta la canzone Battisti e Mogol (perché ovviamente c'è anche il suo marchio) non affrontano mai direttamente il tema del dolore e dell'amore perché è troppo forte il sentimento e l'emozione che ne deriva per poterla descrivere direttamente, si può solo parafrasare... e tutto ciò sempre in solitudine: il protagonista per tutta la canzone è solo perché non c'è nessuno di più solo di chi non riesce ad essere amato, ad essere compreso.

Voglia di... è un iniziativa editoriale di
Alexandro Deblis Everet Editore
Via Solferino, 4 - Cremona
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Registrazione al Tribunale di Cremona
n°616/2019 del 26 marzo 2019
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