Voglia di Musica

Forse un sorriso forse uno solo dal mio ricordo germoglierà

Il 18 febbraio Fabrizio De Andrè avrebbe compiuto 80 anni. Un’età in cui di solito si tracciano bilanci e si cerca il senso della propria esistenza, un passaggio che prima o poi dobbiamo affrontare tutti. Nel 1963 un giovane Faber aveva già immaginato la situazione e composto “Il testamento” immaginando un uomo in punto di morte che valuta le conseguenze della sua dipartita. È un brano carico di ironia e di sarcasmo in cui il morente prende in giro le varie figure che girano intorno alla sua vita, persone che non hanno mai provato nulla di sincero per lui.

Tutti gli artefici del girotondo intorno al letto di un moribondo

In questa solitudine, in questo ineluttabile destino che è la morte, che non fa sconti a nessuno pareggiando le sorti di tutti ma che rende anche cupo un brano leggero sul piano del ritmo musicale e del testo (almeno in diversi passaggi appunto ironico), c’è però un passaggio dolce, quando il moribondo pensa all’unica donna che lo abbia amato veramente, l’unica persona che sinceramente sentirà la sua mancanza.

Quando la morte mi chiederà
Di restituirle la libertà
Forse una lacrima forse una sola
Sulla mia tomba si spenderà
Forse un sorriso forse uno solo
Dal mio ricordo germoglierà
Se dalla carne mia già corrosa
Dove il mio cuore ha battuto un tempo
Dovesse nascere un giorno una rosa
La do alla donna che mi offrì il suo pianto
Per ogni palpito del suo cuore
Le rendo un petalo rosso d'amore
Per ogni palpito del suo cuore
Le rendo un petalo rosso d'amore

deandre_testamento.jpg

È l’unico accenno davvero positivo di una canzone che finisce col ritornello:

quando si muore si muore soli

Una verità inoppugnabile ma che a maggior ragione dà forza all’amore sincero evocato da Faber come unico antidoto per dare un senso all’esistenza che ci è concessa prima dell’atto finale.

Quell’atto finale Faber lo ha affrontato più di 20 anni fa.

Forse un sorriso forse uno solo dal mio ricordo germoglierà

Voglia di... è un iniziativa editoriale di
Alexandro Deblis Everet Editore
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