Voglia di Musica

Life on Mars?: ricerca dell'identità in una dimensione onnirica

L’intera vita di David Bowie è stata segnata da una continua ricerca della propria identità fra cambiamenti vorticosi, sdoppiamenti, punti interrogativi e risposte non sempre possibile. Nel 1973 il duca ci regala “Life on mars?”.

A un primo impatto potrebbe sembrare una ballata dedicata a una ragazza, una adolescente, alle prese con i problemi della sua età: rapporto complesso con i genitori, solitudine, difficoltà di inserimento in una società che non la soddisfa, desiderio di evasione e fuga condensato nella domanda “ci sarà vita su Marte!”. Un secondo livello di analisi ci rivela però una critica alla società industriale ripetitiva e alla fine vuoto involucro, alla alienazione, ai limiti stessi del mondo musicale.

La realtà secondo noi, però, è che David vuole a modo suo, quindi surreale, indefinito, onirico, frammentario, esprimere il bisogno di ricerca di una identità e di fuga dalla realtà e dalle oppressioni della società.

David Bowie nel videoclip di Life on Mars?, girato nel 1972

Dopo tutto questo, però, c’è il livello migliore di comprensione di questo testo: quando si parla di argomenti così complessi c’è uno spazio indefinito che la ragione fatica a cogliere e un artista fa subentrare la dimensione del sogno.

Ecco, “Life on Mars?” è una poesia e un sogno: la cosa migliore è chiudere gli occhi, ascoltarla e lasciarsi trascinare nel sogno senza farsi troppe domande.

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