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Vittoria al festival di Sanremo, terzo posto all’Eurovision, cinque settimane in testa alla classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti, 22 milioni di copie vendute. “Volare” o “Nel blu, dipinto di blu” ha conquistato il mondo e lanciato il suo coautore e interprete Domenico Modugno nell’Olimpo della musica italiana. Tutti conoscono la canzone ancora oggi, tutti la sanno cantare, tutti conoscono Domenico Modugno.

Come ogni vera canzone leggendaria, le sue origini sono fumose: sono state raccontate tante versioni, coinvolgendo sogni, incubi, un quadro di Chagall, una finestra che si apre e fogli che volano (se cercate troverete in ogni dove versioni diverse spacciate come quella “doc” su come è nata la canzone).

Giusto, le leggende devono ammantarsi di un po’ di mistero, non devono mai svelarsi totalmente, lasciare sempre un po' di desiderio incompiuto. 

Quello che conta, è che questa canzone ha rivoluzionato la musica italiana. Lo ha fatto nei ritmi, per la prima volta moderni e creativi. Lo ha fatto nel testo, non una semplice storiella ma un viaggio onirico verso l’infinito, introducendo la dimensione del poetico e delle emozioni in una scena musicale che al massimo si concedeva i buoni sentimenti, aprendo la strada ai cantautori. Lo ha fatto con le braccia spalancate di Modugno, un gesto rivoluzionario in un mondo di cantanti immobili o al massimo con la mano sul cuore

È una canzone che ha strappato, che ha dato una mano di pittura allo scenario della musica italiana, trasformandolo da grigia e anonima in un allegro blu, il blu del sogno, della creatività, della voglia di esprimersi senza i limiti delle convenzioni.