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Fino ad allora era una promessa, ma non era in prima fila. Nella famosa “class of ‘92” del Manchester United erano più quotati i Neville, Butt, Scholes, Giggs. Lui giocava in mezzo al campo e non in fascia e correva molto su e giù, godeva sicuramente di buona considerazione ma non era ancora il primo della classe

A fine 1995-1996 inizia a farsi notare in prima squadra ma durante gli Europei inglesi lui è in vacanza in Sardegna, non è ancora tempo di nazionale per lui e neppure è una star dei rotocalchi

Le cose cambiano e con una data precisa. Il 17 agosto 1996 il Manchester United gioca a Selhurst Park contro il Wimbledon. Vittoria facile per i Red Devils che vincono 2-0 quando la partita è agli sgoccioli. Una partita come tante, ma una giocata la renderà memorabile: il ragazzino protagonista di questo racconto, David Beckham, prende palla da McClair nella sua metacampo, alza lo sguardo, vede Sullivan fuori dai pali e decide di provare il colpo. Tocco alla sua maniera e la palla vola, vola, vola…poi scende, eludendo la disperata rincorsa di Sullivan

3-0 ma soprattutto un gol clamoroso che accende un cono di luce su David: Ferguson, che la sa lunga, prova subito a proteggerlo vietandogli l’intervista del giorno, ma quel cono non si spegnerà più

Tutti iniziano a parlare di lui e per decenni sarà l’argomento del giorno del calcio inglese, molto anche per quello che fa fuori dal campo, al punto da oscurare imprese comunque importanti nella storia dello United e della nazionale

Un percorso iniziato quel giorno, con un gol che solo un ragazzino, con l’incoscienza della gioventù, poteva concepire