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1989: quando la Fiat sfidò Karl Marx sul campo (e vinse)

Nel 1989 la Ddr era ormai agli sgoccioli ma prima di sparire riuscì a regalarci una sfida incredibile in Coppa Uefa, una sfida che ai tempi della guerra fredda aveva significati difficili da capire ora. Il sorteggio mise di fronte infatti la Juventus a una squadra della Germania Est negli ottavi di finale. Oggi la città di quella squadra si chiama Chemnitz, ma dagli anni cinquanta il regime comunista aveva deciso di farne un simbolo del socialismo e l’aveva ripianificata urbanisticamente e ridenominata Karl Marx Stadt in onore del filosofo che ha dato origine al partito comunista.

La squadra, ovviamente, prendeva il nome dalla città. La Juventus, la squadra degli Agnelli e della Fiat, si trovò così a sfidare sul campo il Karl Marx Stadt. Quasi incredibile! Era la Juve di Zoff che aveva in squadra, con ironia della sorte, i sovietici Alejnikov e Zavarov (arrivati a Torino fra grandi attese ma complessivamente deludenti). In rosa c'è anche Rui Barros, portoghese di bassa statura ma grande rapidità e fiuto del gol. All’andata a Torino, in una serata di gran nebbia, gli ospiti misero a lungo in difficoltà la Juve segnando con Wienhold addirittura il gol del vantaggio. A dieci minuti dalla fine la Juve era ancora sotto, ma Schillaci (che non aveva ancora vissuto l'epopea di Italia '90) e Casiraghi ribaltarono la gara nel finale firmando il 2-1.

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DA SINISTRA ZAVAROV, RUI BARROS, ALEJNIKOV

Al ritorno, in una serata freddissima (inverno duro evidentemente), un gol di Gigi De Agostini fu sufficiente per vincere 1-0 e passare il turno. Alla fine la Juventus vincerà la coppa Uefa in finale sulla Fiorentina di Roberto Baggio.

Il trionfo del capitalismo, potremmo dire!

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