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Romanzo Colombiano, capitolo primo: gli anni d'oro del NarcoFutbol

Francisco Maturana, detto Pacho, è un leggendario allenatore colombiano. Non solo: Francisco Maturana è un filo conduttore attraverso le tormentate vicende calcistiche del suo Paese, tra metà anni '80 e inizio del nuovo millennio. Noi abbiamo provato a riavvolgerlo, questo filo. Ne è scaturita una vera e propria serie di articoli, in nove puntate, ognuna centrata su uno specifico capitolo della vita di Pacho e, di riflesso, sulla Colombia.


Introduzione alla serie

10 maggio 2001. Maturana returns to take charge of Colombia. Titola The Telegraph. La notizia, infatti, ha sapore internazionale, il rimbalzo mediatico non si ferma alle coste del mar dei Caraibi o al confine col Venezuela. Attraversa due oceani e fa il giro del globo. Perchè, se esiste un ct che ha davvero aperto alla Seleccion Colombiana il sipario del palcoscenico mondiale, quello è Francisco Pacho Maturana

La Federazione gli riconsegna le chiavi di...casa sua. O meglio, lo è stata per ben due volte, '87-'90 e '93-'94. Ma non è tempo di ricordi, con la qualificazione a Corea&Giappone 2002 a rischio, e soprattutto il grande sogno da preparare. Nel luglio 2001, la Colombia ospita la Coppa America, mai vinta dai Cafeteros in tutta la loro storia. Maggio, giugno, luglio: tre mesi scarsi da una possibilità unica ma quanto mai concreta, per Pacho: un biglietto di sola andata per l'eterna riconoscenza di una nazione intera.

È normale voler ritornare, lì dove sta la propria essenza. E io mi sono preparato per ritornare

Parole sue. Ma di sedici anni dopo! Al Profe piace tornare sui propri passi, è normale, l'ha detto lui stesso. 6 giugno 2017, età 68. La panchina, stavolta, non è prestigiosa quanto quella nazionale: siamo a Manizales, un dipartimento dell'interno poi non così distante dal Pacifico. Medellin a nord, Bogotà a sud est, Cali a sud ovest, per farvi un'idea. Anzi, su Google Maps provate ad unire queste tre città come fossero i vertici di un triangolo:

il suo baricentro, a occhio, potrebbe essere proprio Manizales. All'equilibrio geografico delle tre città più importanti del Paese: qui ritorna Maturana, più precisamente all'Once Caldas. Ritorna, perchè all'Once Caldas tutto è cominciato.

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Capitolo 1 - NarcoFutbol

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Lo stemma dell'Once Caldas presenta due anelli, uno incompleto. Quasi a voler simboleggiare la chiusura del cerchio. Così sarà per Maturana, ma ovviamente non può saperlo, nel 1986, anno in cui ne assume la guida tecnica. La sua prima squadra da allenatore. Non male, per uno che pensava di aver chiuso col calcio una volta appesi gli scarpini al famigerato chiodo. Per qualche tempo, sembra proprio così: esercita la professione di dentista, dopo che gli studi hanno accompagnato in parallelo la carriera di calciatore, talvolta influenzando qualche scelta. Ad esempio, quando giunse il momento di lasciare, dopo 359 partite, l'Atletico Nacional:

Decisi di cambiare città e scelsi Bucaramanga perché mi diedero la possibilità di terminare il tirocinio. Tutto quello che desideravo

You can't start a fire without a spark, grida The Boss in Dancing in the Dark. Serviva solo una scintilla, per riaccendere nel giovane odontoiatra il sacro fuoco del richiamo del campo. La scintilla scaturisce nella figura del mister Luis Cubilla, nuovo tecnico del Nacional, che lo preleva direttamente dallo studio dentistico. Qualche anno da apprendista e vice, notti in bianco tra whisky e tattiche di gioco, poi è pronto per il grande salto. In prima persona.

Il buon piazzamento con l'Once Caldas, stagione '86-'87, lo porta a bruciare le tappe. La stagione successiva è già Atletico Nacional. Medellin. Cuore pulsante del NarcoFutbol.

Gli anni '80, gli anni d'oro dei narcos colombiani. Con la concorrenza made in Mexico ancora molto limitata, la Colombia criminale è al suo massimo splendore. Letteralmente sommersa di denaro da ripulire. Iniettandolo, solito giochetto, nell'economia legale. Calcio compreso.

Ecco allora che i cartelli iniziano ad allungare i tentacoli sui principali club del Paese. Dall'Independiente di Santa Fe, controllato da Fernando Carrillo, ai Milionarios di Bogotà, all'America de Cali in mano ai fratelli Gilberto e Miguel Rodriguez Orejuela. El cartel de Cali.

Manca qualcuno vero? Esatto. Il Signore di Medellin non sta a guardare. Il possesso dell'Atletico Nacional è una lavatrice di denaro nero, uno strumento per acquisire ulteriore popolarità rafforzando la sua immagine e, perchè no, anche passione calcistica. Per tutti questi motivi, l'Atletico non può perdere. Pablo Escobar non può perdere. A costo di scrivere col sangue la pagina più tragica del calcio colombiano.

26 ottobre 1989, stadio Pascal Guerrero di Cali. Derby e narco-derby. Si sfidano le squadre, e i cartelli, più forti. America, e fratelli Orejuela. Atletico Nacional e Pablo Escobar. Partita di andata. L'America è avanti 3-2 a due minuti dalla fine, quando Carlos Castro pareggia in rovesciata. Anzi, no: gioco pericoloso, gol annullato. Pablo, questo, non lo accetta. 

15 novembre 1989, partita di ritorno. L'arbitro del primo atto, Alvaro Ortega, stavolta è designato come guardalinee. Minacciato prima del match, al termine della partita si sta recando a cena con un amico e collega, Jesus Diaz, quando un'auto rallenta, si avvicina e un sicario lo investe con una scarica di proiettili. Diaz riesce a portarlo in ospedale, tutto inutile: muore quasi subito. L'episodio porterà alla sospensione del campionato per una intera stagione. 

L'enorme disponibilità di denaro porta il campionato colombiano a livelli mai visti prima. Costruito sulle fondamenta dei proventi della coca, si può permettere di offrire contratti sontuosi ai giocatori più forti, trattenendo in patria gente che altrimenti sarebbe volata all'estero, oltre che catalizzare l'attenzione dei migliori del continente. La Liga Colombiana diventa la più competitiva del Sud America, arrivano enormi successi sia in Nazionale che in Copa Libertadores. Successi firmati, tutti, da Francisco Maturana. Successi che senza di lui, forse, non sarebbero mai stati raggiunti.

Continua! Nella prossima puntata, la rivoluzione tattica di Maturana, precursore riconosciuto del calcio moderno

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