Voglia di Sport

Lo strapotere fisico di un re: la magia di Weah

8 settembre 1996, stadio San Siro, Milano
Il Milan ospita l’Hellas Verona, una provinciale che gioca per salvarsi e che non ha mai vinto a San Siro (ancora oggi è così)
Il Milan è nel pieno dell’impero berlusconiano: campioni, vittorie, spettacolo
In squadra c’è un gigante d’ebano, viene dall’Africa ed ha già vinto il pallone d’oro: si chiama George Weah e il suo paese d’origine è molto piccolo, la Liberia (un giorno ne sarà presidente)
A un certo punto, il Verona è in attacco per un angolo. Weah è un generoso, non è un attaccante di quelli che non tornano mai: prende posto in difesa per dare una mano
L’angolo, dalla destra, parte e come per un segno del destino la palla atterra proprio dove si trova Weah, nella sua area di rigore
Con la sua tecnica sopraffina la stoppa, poi inizia a correre: probabilmente vuole rilanciare l’azione in contropiede, difficilmente sa già cosa sta per succedere, è un istinto, non un calcolo
Per qualche metro avanza senza incontrare resistenza mentre Eranio inizia a farsi notare per un passaggio, Weah però avanza col pallone e salta sull’inerzia Caverzan, che cercava di coprire il possibile passaggio
Siamo quasi a centrocampo e i muscoli del gigante si stanno scaldando: è un tronco possente, rifinito nei dettagli, fasci muscolari che si tendono e pulsano, sembrano esplodere, una sensazione di forza che ti stordisce, ma non è il gigantismo dell’elefante, semmai ricorda l’abilità e l’eleganza della pantera
George corre e Fattori e Colucci provano a fermarlo a tenaglia: non puoi fermare, però, una forza della natura lanciata in corsa, George si scontra e con una giravolta si ritrova il pallone con se, come se fosse incollato
Un treno lanciato in corsa non si può fermare...
Ci prova Corini, allora, ma George nemmeno lo vede, la sua velocità è doppia, tripla, quadrupla, vola nel vento
Intanto, sta cominciando a vedere la porta, non prende nemmeno in considerazione il passaggio, sta fiutando la preda, come una pantera che ha sentito l’odore dell’antilope
Corini è saltato e già non si vede più nello specchietto retrovisore, Weah entra in area e vede Gregori, il portiere: non è un duello, è una esecuzione
Diagonale, palla in rete, stadio che viene giù
Maradona aveva mostrato contro l’Inghilterra la magia della tecnica, l’opera d’arte più superba mai mostrata su un campo da calcio
Weah non è Maradona ma è una pantera e mostra contro il Verona la magia del potere fisico: lo straripante spettacolo di una massa di muscoli lanciata ad alta velocità che nessun contrasto può fermare

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