Voglia di Sport

River e Boca uno scudetto sul filo di lana: come l'Apache ha scritto la parola fine...

Marzo 2020. Il mondo sta entrando nel tunnel del coronavirus e il calcio piano piano spegne le sue luci. In Argentina però si riesce ancora a giocare, almeno per un po'. C'è una sola giornata alla fine del campionato e il destino si è divertito a riproporre l'eterno duello fra le rivali più acerrime che ci siano: River Plate e Boca Juniors. Si giocano tutto in 90', un momento di felicità per i propri tifosi in un momento buio per tutto il mondo. Il River Plate parte favorito: è in vantaggio e se vince...il campionato è suo! Il Boca Juniors invece deve vincere e sperare che il River Plate non vinca ma ha un vantaggio: giocherà in casa alla Bombonera l'ultima partita col Gimnasia y Esgrima mentre il River Plate dovrà fare visita all'Atletico Tucuman. 

Si parte e sono 90' di passione. Al 19' l'Atletico Tucuman spaventa subito il River: 1-0 firmato Toledo. Al 35' però Suarez pareggia per il River Plate. A fine primo tempo 0-0 Boca e 1-1 River. Sarebbe campione il River ma è tutto in gioco. La ripresa inizia e i minuti passano, il River non riesce a sfondare in casa del Tucuman ma anche il Boca non trova il gol nonostante la spinta della Bombonera. Il Gimnasia si difende bene e lo 0-0 lascia il titolo al River Plate. 

Ognuno di noi però ha un destino e per qualcuno questo fato è un destino di sofferenza e vittoria, sconfitte e gloria. Carlitos Tevez è un figlio della Bombonera. Lì ha iniziato il suo lungo percorso, lì ha vinto e scritto la storia, lì è diventato l'"Apache". Ora è tornato per la fine ed è stato un momento di grande sofferenza: per due volte il River ha ucciso sogni e anima del Boca in Libertadores, la sconfitta in finale, "La finale", resterà la più dolorosa della storia xeneize. Tevez ha vinto col Boca, Tevez ha perso col Boca, ha gioito e sofferto. Ora però la fine è vicina e deve fare ancora qualcosa, lasciare il segno ancora una volta.

Minuto 72: la palla gira da sinistra verso destra, veloce, con tocchi anche complessi ma che appaiono facili ai giocatori del Boca, sanno che su quel pallone è scritto un nome è quel nome è "Apache". Tevez vede la palla arrivare, si prepara, carica il tiro: non è un semplice tiro, è una esplosione di rabbia, la rabbia accumulata nelle finali perse, la voglia di riscattare il suo popolo, quello dei tifosi xeneizes. Il tiro è una bomba, il portiere Jorge Broun si distende e ci prova, ci arriva e la tocca, ma la bomba è così potente che gli piega le mani. Gol, inesorabile. Lo stadio esplode, la Bombonera diventa un'arena e il suo matador corre ad arrampicarsi una volta ancora alle ringhiere: l'Apache lancia il suo urlo di guerra, il suo popolo risponde.

Mancano ancora una ventina di minuti ma ora il più è fatto, la vittoria è in cassaforte. Resta solo il River: riuscirà a passare in casa del Tucuman? I millionarios ci provano con orgoglio prima e disperazione poi ma non passano: tre fischi della giacchetta che una volta era sempre nera e la disperazione stavolta è sull'altra sponda di Buenos Aires. La Bombonera esplode e si inchina al suo capo-guerriero: ancora una volta ha lasciato il segno, perché era nel suo destino...

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