Voglia di storia

"Qualis artifex pereo": la morte di Nerone nel tradizionale racconto di Svetonio

Le fonti storiche, non finiremo mai di ripeterlo, vanno sempre prese con spirito critico. Sono incalcolabili i fattori che possono influenzare il narratore di un determinato evento e il suo punto di osservazione. Ogni fonte, comunque, ha la sua importanza ed è in ogni caso una base significativa dove reperire informazioni, sempre da verificare. Nel caso della morte di Nerone abbiamo una narrazione di Svetonio, raccontata nel "Vite dei Cesari". E' un racconto particolarmente affascinante ai nostri occhi, che merita di essere letto (ovviamente con gli occhiali dello spirito critico ben calati sugli occhi):

Nerone, ormai abbandonato da tutti e diventato nemico pubblico, si rifugia con gli ultimi fedeli nella villa del liberto Faone. Qui deve trovare il coraggio di suicidarsi per evitare la dolorosa e umiliante condanna a morte per pubblica flagellazione, che avverebbe oltretutto in condizioni di nudità, ulteriore umiliazione. Nerone piange e si dispera intanto che si svolgono preparativi per il suicidio: è un uomo che deve affrontare la morte, inesorabilmente, dopo essere stato il più potente fra gli uomini del pianeta.

Secondo Svetonio in questo clima pronuncia la famosa frase “Qualis artifex pereo” traducibile secondo i più come “quale artista muore con me!” (ma c'è chi traduce anche con "Sono condannato a morire come un artigiano", un modo per sottolineare la tristezza di una fine non all'altezza della sua vita, almeno secondo il morente Nerone). Alla fine, gli zoccoli dei cavalli degli inseguitori di Nerone si odono già in lontananza quando Nerone si decide e con l’aiuto di Epafrodito si conficca una lama in gola. L’ultimo atto della tragedia vede protagonista un centurione che pone il suo mantello sulla ferita mentre Nerone gli chiede “è questa la tua fedeltà?”. Subito dopo Nerone esala l’ultimo respiro.

Indubbiamente affascinante, quasi teatrale...

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