Voglia di storia

1162: la durissima punizione di Milano

Siamo quasi a Primavera dell’anno del Signore 1162, una Primavera carica di decisioni cruciali. L’imperatore Federico, passato alla storia come il Barbarossa, deve prendere una decisione. Ha sconfitto Milano, un Comune potente e orgoglioso, che da anni si rifiuta di piegare la testa al suo cospetto. Ora è il momento di stabilirne la sorte: che fare?

Altre volte è stato più magnanimo, ma ora è risoluto: bisogna dare una lezione a Milano, sia per ripagarla delle tribolazioni che ha dovuto subire a causa della ostinazione meneghina, sia per lanciare un monito a tutti. Dal Nord, pensa il Barbarossa, sono giunte notizie di rivolte a Magonza e Treviri, sarà bene spiegare a tutti cosa succede a chi si oppone all’imperatore...

La decisione è quindi presa: Federico decide di usare il pugno di ferro. Prima di tutto, umilia Milano sul piano simbolico. Organizza una vera e propria cerimonia, durata diversi giorni, in cui si fa consegnare degli ostaggi, le chiavi della città, il carroccio simbolo del comune. Spezza l’orgoglio dei milanesi, ne distrugge lo spirito.

Federico poi decide di radere al suolo l’intera città. Consente, dimostrando una certa umanità, di far uscire dalle mura gli abitanti, portando in salvo la vita e anche quel poco che riescono a trasportare, ma pianifica al tempo stesso una distruzione radicale.

Non è operazione semplice sul piano tecnico. Per attuarla, si avvale degli alleati: cremonesi, pavesi, lodigiani, comaschi e tanti altri, tutta gente che per anni ha subito la forza e le pretese di Milano e ora ha il dente avvelenato, non sembra loro vero di potersi accanire sulla rivale. Ogni gruppo si prende, quindi, un pezzo di Milano da distruggere.

Prima di tutto, si appicca un incendio incontrollato, poi si demoliscono le mura: è una città rasa al suolo, i luoghi sacri sono gli unici a salvarsi e nemmeno tutti.

Per dare l’idea della distruzione, ci volle una settimana intera di furia annientatrice per portarla a termine. I milanesi dovettero assistere, radunati in campi profughi, come li chiameremmo oggi, in località non lontane denominate Vigentino, Lambrate, San Siro alla Vepra. Alcuni beni preziosi di proprietà del comune vengono asportati come le reliquie, presunte, dei re Magi, ancora oggi conservate a Colonia.

Sembra la fine per Milano, come sappiamo però nel giro di pochi anni la situazione cambierà completamente e Milano tornerà a splendere. E’ difficile però non pensare ai milanesi in quei giorni come pessimisti: battuti, umiliati, messi di fronte alla distruzione della città, costretti ad abbandonare le proprie case scegliendo quel poco da salvare e passando di fronte al nemico, vincitore, col capo chino e il cuore gonfio. Milano piegata, prima di risorgere più forte di prima...

FONTI

Sul tema c’è il bel libro del professor Paolo Grillo “Legnano 1176: una battaglia per la libertà” con molti dettagli su quei giorni

Su YouTube potete trovare anche gli immancabili video del professor Barbero che toccano anche questo argomento con la consueta maestria

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