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"Interferenza": Angela Alessi ci illustra il valore ed il significato del cortometraggio nato in collaborazione con la Classe di Violino del Liceo "Antonio Stradivari" in tempi di didattica a distanza

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C'è una cosa che non mi dimenticherò mai di questa emergenza sanitaria: il suono delle sirene. Di notte. Di giorno. In televisione. In strada. Suono che ci ha accerchiato, ipnotizzato e terrorizzato a lungo. Un suono, un incubo da cui però non ci si riusciva a risvegliare.

Ma dai suoni, grazie anche alla creatività dell'uomo, nasce anche la musica. La musica che veicola emozioni, sensazioni e messaggi. Per questo motivo, con il passare del tempo durante questa emergenza sanitaria mentre i media passavano senza soluzione di continuità immagini, numeri e predizioni, in rete sono apparse iniziative spontanee di elaborazioni artistiche personali o corali, attraverso le quali si è cercato di ridurre le distanze per portare e condividere conforto e speranza.

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Tra queste iniziativa anche quella di una decina di ragazzi della Classe di Violino del Liceo "Antonio Stradivari" guidati dalla loro docente Angela Alessi, titolare della Cattedra di Violino, Musica da Camera ed Orchestra d'Archi Presso I.I.S. Antonio Stradivari a Cremona.

“Interferenza”, un cortometraggio che ci propone un messaggio chiaro ed importante. Ciclicamente, attraverso guerre ed epidemie - o flagelli- l'uomo viene messo di fronte alla sua più grande debolezza: la fragilità del suo essere fisico e spirituale. Il testo sotto riportato, introduce, in sovrimpressione alle prime immagini, il cortometraggio:

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link su FB al cortometraggio "Interferenze"

"Bombardati dalle informazioni dei media, spesso accolto passivamente, capita spesso un guasto, un intoppo; ecco che nel continuum della normalità avviene un'interferenza. Le pandemie, gli eventi storici che chiamiamo pestilenze, secondo il pensiero dello scrittore premio Nobel Albert Camus, sono la sola concentrazione di una condizione universale, di una regola eterna: la fragilità umana.
Esse non vengono per nuocere ma obbligano ad interrogarsi, grazie alla temporanea sospensione della normalità su quali siano i valori fondamentali dell'essere umano.
I ragazzi della classe di violino del Liceo dello stradivari si sono messi in gioco durante la didattica a distanza, creando un corto con una matrice teatrale, e componendo attraverso un processo di Cooperative Learning la musica di accompagnamento il brano 'De Pestilentia' ottenuto intersecando le singole interpretazioni su ostinato di pianoforte e Synth."

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Immagini, musiche e parole. Un lavoro corale ed articolato. Il consiglio è di rivederlo e riascoltarlo -magari anche ad occhi chiusi- più volte. Evitare un approccio superficiale, ne fa apprezzare pienamente l'elaborazione, il valore del testo e della musica che l'accompagna. Una musica incalzante, anomala, allarmante, ciclica ma vitale.

La didattica a distanza ha permesso, ed obbligato, a cambiare il modo di confrontarsi, collaborare e quindi di creare.
Anche da questa anomalia, ha preso vita l'idea di "Interferenza" cortometraggio di circa 5 minuti, accompagnato dal brano musicale "De Pestilentia" scritto dalla docente con la  collaborazione degli studenti.

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Ed è proprio Angela Alessi che andiamo dietro le quinte di questa opera e dei suoi interpreti.

Il testo narrato nasce da una tua riflessione ispirata da romanzo "La peste" di Albert Camus. Attraverso i protagonisti, Camus, racconta di una epidemia, che nella metà del secolo scorso, si sviluppa nella città costiera di Orano in Algeria. Cosa ti ha colpito di questo romanzo per arrivare a decidere di elaborarne il testo che rappresenterà il vero messaggio?

Permettimi una divagazione: da quel venerdì 21 febbraio in cui tra le classi ha cominciato a serpeggiare la notizia della probabile chiusura delle scuole, mi sono immediatamente attivata per continuare a seguire in tutti i modi possibili i miei allievi. Ma è stato chiaro fin da subito che avremmo dovuto annullare i numerosi concerti programmati con l'orchestra, per cui è stato naturale escogitare un modo alternativo per 'suonare insieme'. Il primo video realizzato, “An die Freude”, una rivisitazione del celebre Inno alla Gioia dalla Nona di Beethoven, è stato un modo per sentirci vicini, volevo trasmettere loro la sensazione che attraverso la musica c'è sempre un modo per dialogare. Ma dopo due mesi di fatica e sacrifici per continuare a seguirli, costellati di lutti e limitazioni delle libertà personali che mai avremmo creduto possibili, ho maturato la convinzione che fosse necessario andare oltre, staccarsi dalle dilaganti elaborazioni corali ottenute montando esecuzioni singole in schermi con finestre multiple, che oltre alla innegabile maestria del procedimento rischiavano di appiattire il senso profondo del fare musica insieme.
Come dice il pedagogista Raffaele Mantegazza, “se i ragazzi in questi mesi avessero appreso le stesse cose che avrebbero imparato a scuola, allora tanto varrebbe chiuderle per sempre, le scuole”.
II romanzo di Camus era perfetto per invitarli a una riflessione originale sul momento che stavamo vivendo, ed inoltre quello che è fondamentale nella visione dello scrittore è la lettura 'positiva' della pestilenza: l'esistenza stessa è pestilenza, nello scoprire la fragilità e la vulnerabilità umana, ma questo non deve gettare nello sconforto, ma spingere a ricercare la decenza, che per Camus consiste nel far bene il proprio lavoro. Quale miglior messaggio da un educatore ai suoi alunni?


Il distanziamento e la quarantena hanno azzerato la vita sociale, all’inizio la sensazione è stata opprimente. Poi la reazione, i post di speranza, i diari sui social, le immagini. Ma sopratutto la musica: un linguaggio alla portata di tutti, tutti sappiamo interpretarlo ed attraverso il quale possiamo comunicare emozioni e sensazioni. Quanto è stato vero per te e per i tuoi studenti?

Da musicista e insegnante di musica ho avuto più che mai la conferma del potere salvifico dell'arte; noi musicisti abbiamo il privilegio di poter dare voce alle nostre emozioni attraverso il nostro strumento, nei momenti gioiosi, ma anche in quelli più drammatici. Nei brani che scelgo con e per i miei alunni faccio sempre un brainstorming con loro, mi piace coinvolgerli nelle scelte, raramente impongo una decisione mia, perché penso sia inscindibile il sentire una segreta e intima risonanza con quello che si interpreta, a tutti i livelli di pratica, per una buona riuscita. Abbiamo accantonato lo studio dei brani per i concerti annullati e ci siamo chiesti cosa ci sarebbe piaciuto fare, anche questa volta, e la scelta è arrivata in maniera spontanea.

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Musica, ma anche immagini e parole. L’arte è capacità -ed il bisogno- di comunicare, esprimersi per se stessi, ma sopratutto per gli altri. La rete con i social, ha dato a tutti la possibilità di farlo. Con che risultati secondo te?

Penso che il web sia uno strumento potente, ma come tutti gli strumenti non sia in sé né buono né cattivo. E' l'uso che se ne fa a determinare il risultato. Come dicevo prima la corsa a comparire, e a sondare le molteplici possibilità di superare grazie alle tecnologie l'impossibilità di fare musica insieme all'inizio ha appassionato tutti, abbiamo colto la dimensione della sfida, ma il web è anche famelico di novità, e le digerisce velocemente, questo per dire che visti i primi video con le finestrelle in sincrono dopo un po' tutti gli altri avevano perso l'allure della novità, in una corsa al gigantismo che nulla aveva più a che spartire con il senso originario. Rimane indubbio il senso dello stare insieme malgrado tutto, ma ho cominciato ad apprezzare gli elaborati dove oltre alla mera esecuzione si intuisse un'idea, un racconto più profondo.

La didattica a distanza e la musica. La dilatazione dei tempi, l'assenza dei contatti fisici, la voce ed i suoni degli strumenti filtrati da apparecchiature elettroniche per essere trasportate da un luogo ad un'altro. Un problema è anche un' opportunità che necessita di una soluzione. Come è cambiato il tuo modo di gestire la tua funzione di docente e che futuro avrà?

Domanda a cui occorrerebbe un trattato per dare una risposta, oltre che una sfera di cristallo... Stefano Bartezzaghi sostiene, in una articolo su Repubblica, che “il ritornello per cui le crisi sono divenute opportunità è divenuto molesto, causa inflazione”. Sono d'accordo solo in parte, aggiungo che il successo tanto declamato della DaD (didattica a distanza) è una pericolosa arma a doppio taglio: deve essere chiaro a tutti che la solerzia con cui noi docenti ci siamo mossi realizzando l'irrealizzabile deve rimanere confinato nell'emergenza. La DaD non è didattica, sia chiaro. Per me è stato un modo per stare vicino ai miei alunni, per non lasciarli soli, ma è stato evidente da subito che occorreva un radicale ripensamento degli obiettivi didattici, rimodulandoli in base al medium adoperato. La resa del suono del violino sulle piattaforme online per le lezioni è inaccettabile, per cui occorreva focalizzarsi su altre competenze. In questa esigenza si nascondeva una opportunità, ovvero lavorare su obiettivi che solitamente, incalzati dai programmi e dagli esami, non si ha il tempo di affrontare: l'improvvisazione, la costruzione di percorsi interdisciplinari... sono cose che mi è sempre piaciuto fare, sono persuasa che senza ricerca e continuo rimettersi in gioco non si dia vero insegnamento, ma nel tempo ordinario è più difficile inserire questo tipo di attività. L'emergenza ha regalato un tempo sospeso, meno vincoli, attenzione alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, tutte cose per cui sarebbe bello poter ritagliare uno spazio anche quando si tornerà alla normalità.

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Siamo nella maggior parte portati a dare alle parole un significato preciso. In realtà cosi le limitiamo in funzione del contesto del nostro discorso e dalla nostra emotività. Ci sono parole che vorresti sottolineare e valorizzare del tuo scritto?

Quello che mi interessava era far comprendere l'importanza dell'interrogarsi, farsi delle domande, non accontentarsi della risposta preconfezionata data dall'informazione mainstream, andare oltre.
La pestilenza acquista valore se diviene testimonianza, scoperta dell'immanenza a cui tutti siamo soggetti, come esseri umani.

Abbiamo condiviso il contagio, la sofferenza, ma anche il senso di appartenenza e la solidarietà. Nel gruppo di lavoro che ha dato vita a quest'opera mediatica cosa hai condiviso e cosa hai ricevuto?

Ho condiviso il piacere di ragionare insieme con i miei alunni su un nuovo progetto, la cosiddetta “peer education”, malgrado distanze in alcuni casi lontanissime (alcune studentesse erano rientrate in Corea del Sud, la performance della docente di 'body percussion' è stata inviata dalla Sicilia), e su metodologie che non avevamo mai affrontato prima, come la composizione ex novo di un brano. Ho condiviso con loro lo stupore nello scoprirsi capaci di cose che non pensavano di essere in grado di realizzare. Da loro ho ricevuto quello senza cui il mestiere dell'insegnare sarebbe impossibile, la gioia provata nell'aver cura, nel vedere la pianta che cresce e si rafforza esprimendo il potenziale nascosto.

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A me personalmente e con un'emozione che mi è costata qualche lacrima, sono rimaste impresse le note musicali che riecheggiavano in una Cremona deserta: in piazza Duomo, all'ospedale, persino il breve video postato su FB con in sottofondo il canto dei tifosi della curva dello stadio Zini. Cosa è accaduto, di cosa è stato capace il linguaggio della musica?

La musica ha, tra le altre, una funzione importantissima, che è quella catartica: attraverso l'ascolto di una melodia è possibile trovare sfogo a emozioni altrimenti bloccate, per incapacità o carattere. La diffusione di questi eventi ha significato molto per la cittadinanza ferita e spaventata, ma non si può dimenticare che la pandemia ha significato per la comunità globale dei musicisti, a tutti i livelli, la dolorosissima rinuncia alle esibizioni in pubblico: il fatto che qualcuno abbia risposto all'invito a suonare, seppur con intenti positivi, mentre tutti limitavano le esecuzioni a esibizioni strettamente relegate alle quattro mura di casa, ha dovuto mettere in conto il chiamarsi fuori dalla comunità stessa, unita nella rinuncia, che, ricordiamolo, non avrà fine tanto presto, al contrario di tutte le altre attività previste nella cosiddetta “ripartenza”. La visibilità, in certe situazioni, è un valore negoziabile.

Entrando nello specifico del brano musicale "De Pestilentia", che inanella come un filo con il suo ago le immagini e le parole del cortometraggio, cosa vorresti aggiungere per rappresentarne la costruzione ed i contenuti?

Entrando nello specifico, la scelta della tecnica compositiva per il brano “De Pestilentia” è ricaduta sui principi del minimalismo per diversi motivi: il primo dipende dal fatto che avevo bisogno di uno schema semplice, scarnificato, che desse una solida cornice di regole entro cui muoversi a dei principianti assoluti quali eravamo noi; due accordi oscillanti in un ostinato ritmico, la ripetizione di schemi semplici, un range di suoni predefinito entro cui muoversi.
Il secondo è legato all'effetto che volevamo ottenere, con i mezzi e l'organico a disposizione. Cercavamo un tessuto timbricamente uniforme, tonale, e il minimalismo, con la sua struttura definita dall'armonia e la traccia che cambia progressivamente, attraverso sovrapposizioni e ripetizioni di cellule melodiche, faceva da orizzonte stilistico perfetto per contribuire a creare un clima ipnotico, sospeso, sottofondo adeguato per la riflessione esistenziale che volevamo narrare.
Come preludio a questo tempo sospeso, immaginifico, appare dentro uno schermo una performer. Forse un evento sconosciuto l'ha privata della possibilità di usare qualsiasi strumento musicale, costringendola per esibirsi ad usare l'unico 'strumento' rimasto, se stessa.

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Ho saputo che il cortometraggio parteciperà alla prossima edizione di "La musica unisce la scuola" di cosa si tratta?

La rassegna, organizzata dall'INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) alla luce delle limitazioni imposte dalle disposizioni legislative volte a contenere il contagio da COVID-19, intende dare la possibilità alle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado di condividere le attività musicali poste in essere nell’anno scolastico 2019-2020 e realizzate con modalità a distanza e offrire un luogo di riflessione destinato ai docenti su pratiche didattiche innovative relative all’apprendimento musicale a scuola. Ho ritenuto importante che il nostro lavoro fosse presente per le caratteristiche di innovazione e uso di metodologie educative complesse.

Vorresti ringraziare qualcuno in particolare che ti ha accompagnato in questa esperienza?

Ringrazio i miei alunni per la disponibilità e l'impegno che hanno profuso nel mettersi in gioco e avventurarsi in territori sconosciuti, come l'improvvisazione ma anche la recitazione... grazie a Eliana Danzì, docente, musicista e didatta straordinaria, per la generosità e la disponibilità del suo contributo; un ringraziamento speciale va a Massimiliano Pegorini, che ha contribuito con la sua collaborazione tecnica e artistica alla realizzazione del progetto. Un ringraziamento doveroso a te e alla redazione de La Quinta T di Cremona per averci concesso questo spazio, per raccontarvi e raccontarci.

La Quinta T è una iniziativa editoriale di
Alexandro Deblis Everet Editore
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