Riceviamo e pubblichiamo:
Gentilissimi,
in qualità di Consigliere Comunale sono stata destinataria di una segnalazione di una vicenda che solleva profondi interrogativi sulla gestione degli affidi familiari d'urgenza nel nostro territorio. Stando a quanto riferito dai genitori affidatari un affido di una bambina di 9 mesi, nato come temporaneo e d'emergenza (periodo massimo di 15 giorni eventualmente prorogabili), si è protratto per ben 15 mesi.
Al termine di questo lungo periodo la minore sarebbe stata trasferita ad un'altra famiglia affidataria senza l'attivazione di un evidente progetto volto a garantire la continuità affettiva della bambina, principio cardine della legge 173/2015.
Il diritto alla continuità affettiva stabilisce che, se un bambino viene dichiarato adottabile dopo un periodo prolungato in affidamento, la famiglia affidataria ha una corsia preferenziale per l'adozione. Se invece il minore deve rientrare nella famiglia d'origine o essere inserito in un'altra famiglia, il giudice deve tutelare la continuità delle relazioni affettive consolidate, garantendo che i legami non si spezzino di colpo. Il focus resta sempre il benessere psicologico del minore, evitando separazioni traumatiche.
Esattamente dieci anni fa il Consiglio Comunale di Cremona approvò all'unanimità un Ordine del Giorno, da me presentato, per recepire il diritto alla continuità affettiva. Quell'atto impegnava formalmente Sindaco e Giunta ad aggiornare i protocolli affinché l'interesse superiore del minore fosse sempre il fulcro di ogni intervento, evitando interruzioni traumatiche dei legami.
Proprio con riferimento a quell'iniziativa sono stata contattata, nei primi giorni di agosto, dalla citata famiglia che mi ha informata della loro dolorosa vicenda con la speranza che accendere i riflettori sul tema possa sollecitare una riflessione profonda e strutturale sul sistema di tutela minorile.
Non spetta alla politica sostituirsi agli organi giudiziari o tecnici, ed è mia premura specificare che, dopo la segnalazione, ho ricercato fin da subito un confronto con l'Assessorato ai Servizi Sociali. Tuttavia, se i fatti fossero confermati, saremmo di fronte a una grave distorsione dello strumento dell'affido d'emergenza.
Rendere pubblica una riflessione su questi temi non risponde a logiche di contrapposizione, bensì a un dovere di vigilanza e responsabilità istituzionale. È indispensabile accertare se i protocolli vigenti garantiscano una reale integrazione tra i Servizi Sociali del Comune, titolare e responsabile diretto del Centro Affidi dell'ambito distrettuale di Cremona e l'Autorità Giudiziaria Minorile.
Il nostro compito, come amministratori, è garantire che i principi espressi dalla legge non rimangano enunciazioni teoriche, ma trovino quotidiana e rigorosa applicazione.
Pertanto ho ritenuto opportuno presentare un'interrogazione a risposta orale che, a prescindere dal caso singolo che sarà trattato nelle sedi opportune, in continuità con gli atti che avevo presentato 10 anni fa, possa fare il punto sul tema degli affidi di emergenza ed in particolare sull'applicazione del diritto alla continuità affettiva.
Con l'allegata interrogazione chiedo di rendere noti quanti sono gli affidi familiari e quanti quelli d'emergenza attualmente attivi a Cremona, in quanti casi negli ultimi 10 anni un affido nato come "d'emergenza" ha superato i 3 mesi di durata, quali protocolli utilizzi il Centro Affidi per garantire la gradualità nei passaggi e la continuità affettiva, se l'Amministrazione sia a conoscenza di carenze nel monitoraggio domiciliare o di distacchi attuati in tempi ristretti senza un progetto condiviso e quali tutele psicologiche e legali concrete vengano offerte alle famiglie affidatarie durante la fase di distacco affinché a dieci anni dall'introduzione della legge, la continuità affettiva non sia un'opzione facoltativa, ma un diritto inviolabile di ogni bambino.
La promozione dell'affido familiare che le istituzioni fanno giustamente sul territorio, anche tramite i canali social, sollecita i cittadini a rendersi disponibili per un'esperienza di straordinaria generosità. Ma affinché questo sistema regga, le famiglie affidatarie non possono essere lasciate sole e i legami stabili non possono essere recisi in una sola settimana per non generare un grave effetto disincentivante che rischia di allontanare la comunità da questo prezioso strumento di solidarietà.
Di seguito la lettera che i genitori mi hanno chiesto di rendere pubblica. In allegato l'interrogazione depositata oggi e gli che avevo presentato tra il 2016 e 2017 sullo stesso tema.
Cordialmente.
Maria Vittoria Ceraso.
Capo gruppo Lista civica Oggi per Domani
LETTERA
"Siamo una coppia di genitori affidatari residenti a Persico Dosimo. Insieme ai nostri figli, di 16 e 14 anni, abbiamo vissuto un'esperienza di accoglienza che si è conclusa in modo doloroso e repentino.
Nel maggio 2025 abbiamo risposto all'appello dei Servizi Sociali del Comune di Cremona, accogliendo nella nostra casa una bambina di 9 mesi in regime di collocamento temporaneo d'emergenza, finalizzato a una rapida risoluzione della problematica. Spinti da un senso di responsabilità e amore, abbiamo aperto le nostre porte sapendo quanto fosse delicata la situazione. L'affido si è invece protratto per 15 mesi: dopo un primo sopralluogo dell'assistente sociale del Comune di Cremona a giugno 2025 la bambina non è più stata monitorata a domicilio dalle istituzioni competenti.
In questo anno e mezzo la piccola è cresciuta con noi: ha imparato a camminare, ha frequentato l'asilo nido e ha iniziato a pronunciare le prime parole, chiamandoci "mamma" e "papà" e stringendo un legame profondo e fraterno con i nostri figli adolescenti. Nell'aprile 2026, di fronte a un legame familiare ormai consolidato nei fatti, siamo stati convocati in Tribunale. In quella sede abbiamo manifestato la nostra ferma disponibilità ad adottare la bambina per garantirle stabilità.
La nostra proposta è stata tuttavia respinta sulla base dei rigidi limiti di età previsti dalla normativa sulle adozioni. Ci preme tuttavia precisare che la stessa legge prevede espressamente una deroga ai limiti di età qualora la coppia sia già genitore di figli naturali minorenni, esattamente come nel nostro caso. Una facoltà tecnica che non è stata considerata, così come la nostra dichiarazione di disponibilità è stata poi omessa nei verbali e nel decreto successivo.
Nonostante i nostri tentativi di richiedere una valutazione specialistica sulle relazioni affettive ed emotive consolidate, le istituzioni hanno disposto il trasferimento della minore verso una nuova coppia affidataria.
Riteniamo che in questa fase sia mancata una reale progettualità mirata alla tutela psicologica della bambina.
Il percorso di avvicinamento alla nuova famiglia si è svolto nell'arco di pochi giorni, gestito con rigidi protocolli di riservatezza. Dopo di che, senza tenere in alcuna considerazione il diritto alla continuità affettiva, il 19 agosto scorso la bambina è uscita da quella che era a tutti gli effetti la sua casa e da allora non abbiamo più sue notizie.
Di fatto il periodo di transizione di 10 giorni è servito solo a non consegnare la bambina a degli sconosciuti, ed è un bene. Ma una bambina di 2 anni non ha la capacità di capire con le parole perché le persone che l'hanno cresciuta e amata svaniscano nel nulla dall'oggi al domani. Non le si può spiegare la burocrazia di un tribunale. Per lei questa sparizione non è una transizione istituzionale ma un abbandono inspiegabile perché noi siamo quelli che lei fino ad oggi ha considerato i suoi genitori, la sua casa, la sua certezza. La legge sulla continuità affettiva (Legge 173/2015) è nata proprio per evitare questa sofferenza, per stabilire che i bambini non sono pacchi postali e hanno il diritto di non perdere i legami significativi che hanno costruito. Nel caso di una bambina così piccola, far sparire il suo passato significa aver violato il suo superiore interesse e averle tolto le uniche certezze che aveva.
Per questo tramite il nostro legale abbiamo scelto di costituirci nel procedimento per accedere agli atti e proseguire la nostra azione nelle sedi opportune.
Non abbiamo mai voluto sostituirci alle legittime aspirazioni di altre coppie adottive o al percorso della madre biologica. Ma la verità è che questa bambina, dopo 15 mesi, aveva già una famiglia: la nostra. Abbiamo fatto i genitori con la stessa cura e lo stesso affetto che dedichiamo ai nostri figli naturali. Non si può curare un iniziale abbandono provocando un secondo trauma emotivo a un minore. Chiediamo che il superiore interesse del fanciullo e il diritto alla continuità dei suoi affetti non rimangano solo concetti teorici, ma vengano applicati con umanità e buonsenso. Speriamo che il nostro racconto possa stimolare una riflessione profonda sul sistema di tutela minorile e, comunque vada, desideriamo solo che ci venga concessa la possibilità di continuare a stare vicini alla bambina nel suo percorso di crescita.
Gabriele Corbelli e Silvia Pedercini