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In consiglio comunale si è parlato dei problemi internazionali, assai gravi, di questo periodo:

Mozione presentata ila 7 gennaio 2026 dal consigliere comunale del Gruppo consiliare Partito Democratico (Mattia Gerevini) sulla riaffermazione della centralità del diritto internazionale per il raggiungimento di una pace duratura fra i popoli (emendato dal proponente alla luce dell’evoluzione degli ultimi mesi nelle parti evidenziati in giallo). 

Premesso che:

il diritto internazionale, fondato sulla Carta delle Nazioni Unite, sulle Convenzioni di Ginevra, sui principali trattati in materia di diritti umani nonché dall’insieme di norme non scritte, generali e vincolanti del diritto internazionale consuetudinario, costituisce il quadro giuridico di riferimento per la prevenzione dei conflitti e la tutela delle popolazioni civili;

il rispetto del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario risulta essere un principio imprescindibile per garantire la fratellanza fra i popoli e la risoluzione delle controversie internazionali in modo pacifico.

 

Considerato che:

la tenuta dell’ordine internazionale liberale, sistema nato dalle ceneri del secondo conflitto mondiale basato sui principi di libertà, democrazia, diritti umani e istituzioni multilaterali di cui l’ONU è capofila; non è mai stata così messo a dura prova da palesi e continue aberranti violazioni;

i conflitti armati attualmente in corso nel mondo sono 57, numero più alto dalla fine della seconda guerra mondiale, fra i quali ricordiamo quello Russo-Ucraino data la sua vicinanza ed impatto sulle vite dei cittadini italiani ed europei;

le violazioni dei diritti umani compiute dal regime Venezuelano e Iraniano, verso cui esprimiamo forte condanna, non possono però giustificare altre gravi violazioni del diritto internazionale come l’aggressione militare e la violazione della sovranità territoriale;

l’arresto del Presidente Venezuelano Nicolás Maduro, operato dagli Stati Uniti, rappresenta una grave violazione del diritto internazionale e del principio di non aggressione, oltre che un ulteriore pericoloso tassello dello smantellamento dell’ordine multilaterale che genererà caos ed incertezza a livello regionale e globale, contribuendo a mettere in pericolo gli oltre 160 mila cittadini italiani residenti nel paese;

il 6 gennaio 2026, attraverso una Dichiarazione congiunta sulla Groenlandia del Presidente del Consiglio Meloni, del Presidente della Repubblica Francese Macron, del Cancelliere della Repubblica Federale di Germania Merz, del Primo Ministro della Repubblica di Polonia Tusk, del Presidente del Governo del Regno di Spagna Sánchez, del Primo Ministro del Regno Unito Starmer e del Primo Ministro del Regno di Danimarca Frederiksen. E’ stato affermato, cito: “Security in the Arctic must therefore be achieved collectively, in conjunction with NATO allies including the United States, by upholding the principles of the UN Charter, including sovereignty, territorial integrity and the inviolability of borders. These are universal principles, and we will not stop defending them”;

l’attacco israelo-statunitense all’Iran iniziato il 28 febbraio 2026, compiuto in maniera unilaterale e al di fuori di qualsiasi norma del diritto internazionale rappresenta una crisi senza precedenti che, oltre a mettere in pericolo gli oltre 94mila cittadini italiani presenti in Medio Oriente e la sicurezza dei nostri alleati europei Cipro e Turchia, entrambi soggetti alla rappresaglia missilistica iraniana, ha già generato delle ricadute gravissime sul costo del petrolio, fatto che inciderà direttamente sul costo della vita di tutti i cittadini italiani;

l’articolo 2 paragrafo 4 della carta delle Nazioni Unite stabilisce che: “I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”;

l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”;

il Comune di Cremona il 24 aprile 2006 ha aderito all’associazione mondiale di enti locali Majors for Peace, fondata nel 1982 dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki con l’obiettivo di creare ambienti che consentano ai cittadini di condurre una vita sicura e culturalmente attiva e di contribuire al raggiungimento di una pace mondiale duratura.

 

Ritenuto doveroso:

riaffermare il valore fondamentale del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, poiché strumenti indispensabili per la tutela dei diritti umani e del mantenimento dell’ordine internazionale basato sulla diplomazia e non sulla legge del più forte;

esprimere profonda preoccupazione per il progressivo e costante aggravarsi delle tensioni internazionali a causa delle azioni scellerate compiute o minacciate da leader autoritari, i quali hanno anteposto il proprio tornaconto economico e la logica di potenza alla salvaguardia della pace e di vite umane;

condannare ogni violazione del diritto internazionale, del diritto internazionale umanitario e dei diritti fondamentali della persona, indipendentemente dai soggetti responsabili.

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta:

a rappresentare pubblicamente la posizione del Comune di Cremona a favore del rispetto del diritto internazionale;
a trasmettere la presente mozione al Governo e al Parlamento della Repubblica Italiana, affinché si adoperino, nelle sedi nazionali e internazionali competenti, per il rispetto del diritto internazionale e per soluzioni politiche e diplomatiche alle crisi in atto, impegnandosi a rafforzare il ruolo svolto dall’Unione Europea nel contesto internazionale;
a promuovere, compatibilmente con le risorse disponibili, iniziative di sensibilizzazione sul territorio comunale sui temi della pace, del diritto internazionale e dei diritti umani, anche in collaborazione con istituzioni scolastiche e realtà associative. 

Dopo l’illustrazione della mozione da parte del proponente, si è aperto il dibattito nel quale sono intervenuti i consiglieri Cinzia Marenzi (Fare Nuova Cremona Attiva), Marco Galli (Partito Democratico), Luca Fedeli (Fratelli d’Italia), Andrea Segalini (Cremona sei tu!), Rosita Viola (Sinistra per Cremona), Maria Vittoria Ceraso e Paola Tacchini (Movimento 5 Stelle – Cremona cambia musica). 

Infine, a nome della Giunta l’assessora Simona Pasquali ha letto l’intervento che avrebbe pronunciato il sindaco Andrea Virgilio, che si è dovuto assentare per un non rinviabile impegno istituzionale: Quando parliamo di diritto internazionale, oggi dobbiamo avere il coraggio della verità. Per troppo tempo lo abbiamo raccontato come se fosse una garanzia automatica di giustizia come se bastasse evocarlo perché fermasse le guerre. impedisse le invasioni, proteggesse i civiltà ma l'attualità ci mette davanti a una realtà molto più dura: il diritto internazionale esiste, ma troppo spesso viene applicato solo quando non disturba i rapporti di forza. Ed è questo il punto politico decisivo. Perché il problema non è soltanto che le regole vengono violate. Il problema è che vengono violate in modo selettivo, e che questa selettività venga poi coperta da un linguaggio solenne, da dichiarazioni di principio, da richiami alla legalità usati più come strumenti di convenienza che come criteri di coerenza. Noi lo vediamo ogni giorno. Lo vediamo in Ucraina, dove l'invasione russa ha violato principi fondamentali del diritto internazionale e dove, giustamente, l'Europa e l'Occidente hanno parlato con forza di sovranità, integrità territoriale, legalità internazionale. Ma lo vediamo anche a Gaza, dove per troppo tempo la comunità internazionale ha mostrato tutta la propria impotenza, tutta la propria ambiguità, tutta la propria doppiezza. Lo vediamo ogni volta che il diritto viene invocato contro i nemici e relativizzato quando a violarlo sono governi alleati o potenze considerate intoccabili. E allora diciamolo con chiarezza: così non si difende il diritto internazionale. Così lo si svuota. Così lo si trasforma in una retorica del potere. Il vero nodo, oggi, è questo: siamo davanti a un ordine internazionale fondato sulle regole oppure a un ordine internazionale fondato sulla forza. che usa le regole soltanto quando fanno comodo? Perché se le regole valgono solo per alcuni, allora non siamo più dentro un ordine giuridico credibile. Siamo dentro una gerarchia politica mascherata da legalità. E questa è una frattura enorme, perché produce sfiducia, alimenta il cinismo, indebolisce le istituzioni multilaterali e consegna al mondo un messaggio devastante: non conta avere ragione, conta avere più forza. Io credo che questa sia la questione politica del nostro tempo.

Non possiamo continuare a chiedere ai popoli di credere nei principi universali e poi accettare che questi principi vengano amministrati a intermittenza. Non possiamo parlare di diritti umani come fondamento dell'ordine globale e poi tollerare che la o tutela dipenda dal passaporto delle vittime o dal peso geopolitico di chi colpisce. Non possiamo difendere la sovranità di uno Stato e poi far finta di non vedere quando la sovranità di un altro viene violata, aggirata o reinterpretata.

Perché la verità è che il diritto internazionale è già assediato non solo da parte di chi lo viola apertamente, ma anche da parte di chi lo usa in modo strumentale. Ed è forse questa la forma più insidiosa di crisi: non la negazione frontale delle regole, ma la loro piegatura selettiva agli interessi di parte.

Per questo serve una posizione politica chiara. Serve dire che il diritto internazionale non può essere la voce dei vincitori. Non può essere la giustificazione raffinata della 1egge del più forte. Non può diventare un lessico nobile dietro cui si nascondono doppi standard, silenzi opportuni e indignazioni a geometria variabile.

Se vogliamo salvare davvero il diritto internazionale, dobbiamo prima di tutto restituirgli credibilità. E la credibilità si costruisce con una parola sola: coerenza. Coerenza nel condannare ogni violazione del diritto, chiunque la compia. Coerenza nel difendere i civili, sempre, non solo quando è conveniente farlo. Coerenza nel sostenere il ruolo delle Nazioni Unite e delle sedi multilaterali, senza ridurle a scenografie utili solo quando confermano ciò che abbiamo già deciso. Coerenza nel rifiutare l'idea che il potere militare o economico possa produrre una sorta di immunità politica e morale. Questo vale per le grandi potenze, ma vale anche per l'Europa.

L'Europa non può limitarsi a essere uno spazio economico che commenta le crisi del mondo. Deve scegliere se vuole essere una forza politica autonoma, capace di stare dalla parte del diritto m modo credibile, oppure, se vuole continuare a oscillare tra dichiarazioni di principio e subalternità strategica.

E vale anche per noi, per il nostro Paese, per il modo in cui interpretiamo la nostra collocazione internazionale. Essere dalla parte del diritto internazionale non significa essere ingenui. Non significa non vedere i rapporti di forza. Non significa ignorare la complessità del mondo.

Significa, al contrario, capire che proprio in un mondo segnato dalla forza, dalla guerre, dalle potenze nucleari, dalle crisi regionali e globali, le regole comuni sono l'unico argine possibile alla barbarie. Fragile, certo. Imperfetto, certo, ma indispensabile. 

Perché quando cade la credibilità del diritto internazionale, non avanzano il realismo e la stabilità. Avanzano l’arbitrio, la sfiducia, la competizione permanente, la normalizzazione della guerra. E allora il compito della politica, oggi, è smettere di usare il diritto internazionale come slogan e tornare a difenderlo come limite. Limite alla forza, limite all'ipocrisia, limite all'idea che tutto sia lecito, se a farlo è il più forte.

Io penso che qui stia il discrimine vero tra una politica che si limita a registrare il mondo com'è una politica che prova ancora a cambiarlo. Perché il diritto internazionale, da solo, non salverà il mondo. Ma un mondo che rinuncia al diritto internazionale è un mondo in cui i più forti si sentono autorizzati a fare tutto, e i più deboli vengono lasciati soli. Ed è esattamente questo che non possiamo accettare.

Messa ai voti, la mozione è stata approvata: 19 i voti a favore, 9 gli astenuti.